Dobbiamo parlare di Laurence

Per chi ha letto “ Piccole donne” o visto il film del 1994 con Winona Ryder e Christian Bale non sarà difficile affermare che la “coppia mancata” più bella di tutta la letteratura è sicuramente quella composta da Jo March e Theodore Laurence, al secolo Laurie, interpretato da un giovanissimo e bellissimo Christian Bale nel film del 1994.

Se Louisa May Alcott fosse vissuta ai giorni nostri probabilmente Piccole Donne sarebbe stato un Young Adult, e Laurie sarebbe passato alla storia come quello ricco, bello, represso, ma soprattutto infelice.

Laurie vorrebbe fare il pianista, viaggiare per il mondo e essere libero, proprio come le sorelle March, che nonostante siano costrette in corsetti, sottogonne e siano appunto donne: lavorano, hanno animi creativi e soprattutto dei genitori molto all’avanguardia che permettono loro non solo di divertirsi ma anche di fare esperienza del mondo attraverso gli errori.

Laurie è costretto a vivere nella ricca dimora del nonno, studia per diventare banchiere e la carriera di pianista non può categoricamente essere presa in considerazione. Il pianoforte è un passatempo da dama di compagnia.

Stretto nella morsa delle aspettative familiari, portatore del fardello di non aver avuto un padre e nemmeno una madre, Laurie fa esattamente quello che ci si aspetta da lui. Raccoglie gli avanzi di quella libertà che tanto vorrebbe e finisce per innamorarsi della più tormentata delle sorelle March: Jo, ricevendo un clamoroso due di picche e accontentandosi di sposare la più arrivista delle quattro ragazze: Amy.

Perché è questo quello che fa un uomo vero: si trova una moglie (che abbia tanti talenti) ma che non voglia mettere in ombra il suo amato consorte, che sia di supporto ma che gli ricordi che per prima cosa ha una famiglia da mantenere.

Ora vi chiederete, ma cosa c’entra?

Lasciatemi spiegare: Laurie si sforza di essere  tutto quello che il maschio di oggi deve smettere di rappresentare. Laurie è portatore di una grande sensibilità, un Leopardi nutrito meglio, ma diciamolo: non avrebbe avuto vita facile nell’800 come non l’avrebbe avuta nei magnifici anni 80’. Laurie non è un maschio alfa, non è un seduttore e nemmeno un inetto: Laurie non può essere inserito in nessuna categoria prestabilita, ma per forza di cose si ritrova in quella di ragazzo studioso prima e uomo integerrimo dopo.

Sogna di camminare per Londra con lo spartito sotto il braccio e una moglie scrittrice al fianco, finisce nel New England, in una casa piena di attendenti, con una moglie  capricciosa e un patrimonio da mantenere.

Fino a poco tempo fa Laurie sarebbe stato considerato un effeminato senza un orientamento sessuale ben preciso. Qualcuno di non molto attraente.

Eppure, con il crescente cambiamento della percezione dell’uomo che sta avvenendo negli ultimi tempi, basti pensare alla generazione zeta,la prima generazione nativa digitale della storia, molto più fluida e meno incline ad accettare gli stereotipi di tutte le altre generazioni precedenti, oggi Laurie sarebbe stato un personaggio molto attuale, e alla fine lo è: Greta Gerwig sta lavorando ad una nuova versione di “Piccole donne” che sarà pronta per fine 2019. Il personaggio di Laurie non poteva essere interpretato da un giovane qualunque, e infatti il ruolo è stato affidato aTimothée Chalamet: l’antiuomo per eccellenza. Magro, pallido, non muscoloso e con lo sguardo un po’ incavato, Timothée Chalamet non ha proprio la stoffa del picchiatore o del rubacuori. È uno che per andare alla cerimonia dei golden globes si mette un “midlayer garment” luccicante di Louis Vuitton, e balla scalzo con sua madre.

Durante la cerimonia dei Golden Globes è stato fotografato a più riprese, venendo additato come uno dei portatori di un nuovo stile maschile che si allontana sempre di più da quello di uomo duro e puro a cui siamo sempre stati abituati.

Timothée sembra proprio uno che piuttosto che fare il muso si appoggia a una staccionata e ti confessa di essere stanco di reprimere i suoi sentimenti e che vorrebbe scapparsene lontano dalle responsabilità e dal sogno americano di uomo realizzato che gli viene imposto.

Ovviamente i segnali del cambiamento non sono solo questi, e non sono arrivati solo oggi: David Bowie e Kurt Cobain si sono già imposti in passato come icone fluide e fragili, intanto nella rigorosa Cina è emerso un nuovo tipo di ragazzo: il flower boy, un uomo che compra cosmetici e si prendere cura di sé in un modo che prima sarebbe stato semplicemente inconcepibile.

Secondo una ricerca del CSMM ( Center for the study of men and masculinities) solo il 7% degli uomini di tutto il mondo si rivede nella figura di uomo proposta dai media, in crescita è la percezione che la sensibilità non sia più indice di debolezza ma qualcosa da valorizzare, perché essere in contatto con le proprie emozioni permette di capire meglio quelle degli altri e di essere consapevoli che le proprie azioni hanno delle conseguenze.

Gli esempi continuano: Selfridges, nel 2015, ha lanciato “Agender” un’esperienza di shopping senza genere che è stata imitata subito da Harrods e Target.

Più recentemente il ventitreenne Michael Oliver Love ha fondato il magazine di moda e stile “Pansy”, una rivista che si pone come obiettivo quello di sfidare il concetto di mascolinità e  “not listening to your dad when he says you can’t wear your flared, bedazzled hot pants”, come si legge nella home del sito della rivista.

Continuando con esempi molto attuali possiamo prendere in considerazione il Met Gala del 2019: “Camp: notes on fashion” che ha visto Harry Styles come protagonista e nuova icona fluida. Oltre a ciò Gucci si  riconferma come un marchio che più che limitarsi ad osservarlo crea proprio “l’oltre”. Non per niente secondo l’indice di Lyst è anche uno dei marchi preferiti dalle nuove generazioni.

Ma, nonostante gli esempi positivi, siamo molto lontani dal migliore dei mondi possibili: anche se i passi fatti in avanti sono tanti, soprattutto nel mondo, L’Italia, o almeno una parte di essa, si riconferma come un luogo dove le cose nuove, per prendere piede, devono essere già vecchie, o almeno accettate da tutti.

Mentre la maggior parte dei nativi digitali, secondo un report dell’agenzia Irregular Labs, afferma che “essere uomo” è un’espressione che fondamentalmente non significa niente e che non pensano che esistano azioni che siano strettamente riservate agli appartenenti ad un determinato genere, la Rai, ad aprile 2019, comunica la soppressione di Rai Movie e Rai Premium per far spazio a due nuovi canali: uno tutto al femminile e uno tutto al maschile.

Se dalle sedi televisive di Roma ci spostiamo a Viterbo invece assistiamo a due esponenti di Casa Pound che stuprano, picchiano e filmano una ragazza provando a  giustificarsi con la scusa più vecchia del mondo: “era consenziente”. Ciliegina sulla torta: il padre di uno di loro consiglia di cancellare i video, così, tanto per non lasciare prove.

La strada da fare, nel nostro paese, è ancora lunga e se da una parte ci sono ragazzi, ragazze, uomini e donne che provano davvero a cambiare le cose e a costruire un cammino comune di collaborazione, rispetto e libertà, dall’altra tante persone dovrebbero essere messe di fronte al fatto che certe categorie, certi comportamenti e certi metodi educativi sono anacronistici e obsoleti. Il cambiamento deve partire dai canali di comunicazione, dalle scuole, e anche dai marchi con cui, anche senza volerlo, siamo in contatto ogni giorno della nostra vita.

Alla fine, tornando al nostro Laurie possiamo dire che, fosse vissuto ai giorni nostri si sarebbe trovato sballottato in un periodo di passaggio, dove niente è fisso e tutto mutevole e non si sarebbe potuto accontentare di stare alla finestra a osservare la libertà di quattro ragazze che fanno esattamente quello che alla fine vorrebbe fare lui: essere se stesso.

Maria Donati

Sono di Lucca, sopportabile solo perché ci vive la mia mamma. Sono sempre stata un po’ nomade, per questo ho vagato per l’Europa e mi sono fermata per qualche anno in Olanda. Mi piace osservare le cose, vederle non mi basta.

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